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ponzaelasuagente.it
Ultimo aggiornamento: sabato 07/10/2017

L'Età Classica

Di certo non è stato quindi Ulisse, che Omero fece navigare lungo la rotta tra l’Isola delle Sirene, Capo Circeo e Ponza, a scoprire Ponza. Ci avevano pensato gli antichissimi abitatori della pianura della terra ferma che s’affaccia sul mare, i quali avevano tracciato la “via dell’ossidiana”, un itinerario marino e nel contempo avventuroso, ricco di fascino, di fatica e di imprevisti.L’antico uomo del Circeo, quindi, potremmo immaginarlo come un temerario ed impavido che a bordo di un tronco ricavato dalle foreste che popolavano l’attuale Agro Pontino, si avventurava verso Palmarola. Finalmente dopo ore di energico pagaiare, i nostri amici, toccavano terra, trattenendovisi per i giorni necessari ad estrarre e prelavorare l’ossidiana che avrebbero infine trasportato, a bordo delle loro rudimentali imbarcazioni, verso il Circeo. Solo in seguito arrivò Omero, o per meglio dire, Ulisse. Ma se ci mise davvero piede a Ponza, beh! Questo non lo sapremo mai!

Chi invece non si fece scappare l’idea di una comoda sosta in mezzo al Tirreno, furono dapprima i Fenici, esperti navigatori. Gli Ausoni che si spinsero fin qui dalle vicine coste del Lazio e poi i Greci, per loro fu un po’ più faticosa l’impresa in quanto insediatisi dapprima in Sicilia, continuarono nei loro intenti in Campania per poi riposarsi qui da noi.

E se il fine aguzza l’ingegno, i Volsci dopo essersi trasformati da pastori di transumanza in marinai audaci e impenitenti, per oltre tre secoli contrastarono l’espansione dei romani a sud del Tevere.

Ma quando li Romani fanno aoh! C’è poco da fare. Furono proprio loro ad accorgersi che le isole ponziane meritavano attenzione. Erano piccole, sì, ma ricoperte di boschi, c’era acqua ed erano ricche di buona pietra vulcanica oltre al fatto che costituivano un buon porto proprio davanti alla costa.

Meglio di così! Grazie ai Romani, Ponza entrò nella storia, costituiva infatti insieme alla sorella Ventotene una delle diciotto colonie latine che offrivano a Roma, denaro, navi e uomini. Malgrado ciò, ottenne la cittadinanza romana, optimo iure, soltanto dopo duecentoventiquattro anni dalla fondazione della prima colonia sull’isola (313 a.C. f.p.c., 89 a.C. riconoscimento).

Ma il vero ruolo assunto da Ponza sotto l’impero Romano fu davvero singolare in quanto come proprietà dell’imperatore essa venne destinata esclusivamente ad ospitare esiliati di rango imperiale per violazione della Lex Julia de pudicitia et de coercendis adulteriis, sulla moralizzazione pubblica, emanata da Augusto nel 18 a.C. secondo la quale venivano inflitte gravissime pene alle donne che si macchiavano di adulterio. I rei pur trovandosi relegati in luoghi di difficile accesso e lontani dai fasti ufficiali della corte, potevano pur sempre essere considerati, in un certo senso agli “arresti domiciliari”. Spettò a Giulia il triste destino di inaugurare la serie di illustri ospiti dell’arcipelago pontino (Ponza e Ventotene) condannata proprio dal padre Augusto.

Nel 29 d.C. l’imperatore Tiberio, che era stato marito di Giulia, fece condannare all’esilio Agrippina Maggiore (figlia di Agrippa e Giulia nonché moglie di Germanico) accusata di insubordinazione e suo figlio Nerone, (non si tratta del futuro imperatore ma dell’omonimo fratello di Caligola) accusato di condotta immorale.

Coerentemente con il proprio personaggio, Caligola, nel 37 d.C. , ovvero non appena diventato imperatore, si recò personalmente sulle isole di Ponza e Ventotene a recuperare le ceneri di sua madre Agrippina e di suo fratello Nerone, nell’intento di esaltare dinanzi agli occhi di tutti il proprio amor filiale, salvo nel 39 d.C. relegare senza batter ciglio, nell’arcipelago di Ponza e Ventotene, due delle tre sorelle, Agrippina e Livilla. Nello stesso anno furono esiliati a Ponza anche Orestilla, rea di aver avuto una relazione con Caligola, e suo marito Pisone. Secondo il racconto di Dione Cassio, Agrippina fu costretta, durante tutto il viaggio a tenere stretta in grembo, l’urna contenete le ceneri di Lepido, vedovo di Drusilla, la terza delle sorelle, che considerato colpevole di una relazione con Agrippina, era stato fatto uccidere.

Nerone fece rinchiudere a Ventotene la moglie ripudiata Claudia Ottavia. Le ultime esuli di rango imperiale ospitate nell’arcipelago furono, ad opera dell’imperatore Domiziano, due donne con lo stesso nome, Flavia Domitilla, nel 95 d.C., accusate di cristianesimo. La caduta dell’impero romano sancì in un certo senso l’indipendenza dell’isola di Ponza, infatti, iniziarono a vivere di vita propria. Forse considerando quanto accadeva sulla terra ferma; guerre, invasioni e scorrerie, non era niente male! Ma quando però, cominciò a riaffacciarsi un bagliore di organizzazione politico-militare, dal continente si iniziò di nuovo a guardare con interesse verso le isole.