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ponzaelasuagente.it
Ultimo aggiornamento: domenica 31/03/2019

L'Età Moderna

I Farnesi

FarnesiQuando nel 1524 Alberigo Carafa abdicò, non lasciò rimpianti e al suo posto si insediarono i Farnese. La prima cosa che fecero fu concedere i terreni, non in enfiteusi, bensì a “titolo di feudo”, cosa molto interessante per chi la riceveva. Altrettanto interessante era la controprestazione che il neofeudatario avrebbe dovuto versare: soltanto una candela di cera bianca lavorata, ogni anno. Le concessioni, chiamate in seguito “Privilegi Farnesiani” al fine di ripopolare l’isola prevedevano tra l’altro che “gli abitanti non potevano essere ricercati, arrestati o giudicati, ancorché i medesimi rei vi avessero consentito; e che Ponza godeva del diritto di asilo ed immunità per qualunque debitore, malfattore, inquisito, forgiudicato eccetera.”

I Borboni

La Duchessa Elisabetta Farnese

La Duchessa Elisabetta Farnese

Re Carlo III

Re Carlo III

Il ramo dei Farnese durò fino ai primi decenni del XVIII secolo. Grazie al trattato della Quadruplice Alleanza, Inghilterra, Francia, Olanda e Impero d’Austria stabilirono che in caso di interruzione della discendenza maschile, la successione si sarebbe aperta in favore del discendente di Elisabetta Farnese, seconda moglie di Filippo V di Spagna, il cui figlio era Carlo di Borbone.
Il 20 gennaio 1731 morì l’ultimo duca Farnese, Antonio, e Carlo, primogenito di Elisabetta, diventava Re di Napoli.
Tre anni dopo, la madre, gli cedette tutto il patrimonio, comprese le isole pontine, era il 15 giugno 1734.
Il buon governo del primo Borbone di Napoli, la ricchezza dei fondali, la preziosità del corallo,la boscosità dei luoghi, donano all’isola di Ponza, dopo decenni di spopolamento e di miseria, i fasti di un tempo.

Re Ferdinando IV

Re Ferdinando IV

Ministro Tanucci

Ministro Tanucci

Il regno di Carlo III durò 24 anni, infatti il 6 ottobre 1759 diventando Re di Spagna lascia il trono di Napoli al figlio Ferdinando. Il vero progetto di rinnovamento economico ed urbanistico di Ponza si deve proprio a Ferdinando IV, che ebbe la fortuna di essere assistito da un primo Ministro dal calibro di Bernardo Tanucci. Il piano dei lavori pubblici fu affidato alla direzione del Maggiore del Genio Antonio Winspeare, che si avvalse della collaborazione dell’architetto Francesco Carpi. I lavori di urbanizzazione inizieranno proprio dal porto.

Per ripopolare le isole, definite incolte e deserte, si decise di donare per sempre i terreni ai contadini. Già! Ma di contadini non ce n’erano sul posto. Ferdinando IV non si perse d’animo e diede via ad una serie di immigrazioni offrendo oltre ai terreni anche la possibilità di costruire “casa e cucina” a spese delle casse regali.

Porto Porto

Torre di avvistamento fatta erigere dai Borbone

Torre di avvistamento fatta erigere dai Borbone

Cala Inferno (la sorgente d’acqua)

Cala Inferno (la sorgente d’acqua)

Forte Papa

Forte Papa

Una strada di collegamento con la zona del porto ed una scalinata di 350 gradini per accedere a Cala d’inferno, ove sorgeva una fontana d’acqua naturale. I primi nuclei che raggiunsero l’isola furono anche quelli più avvantaggiati: scelsero infatti i terreni migliori diventando contadini con un’ottima terra da sfruttare. I secondi trovarono condizioni meno favorevoli.

Luigi Vernau

Vuie credite che songo ignorante? E mò ‘a storia ve canto.
Ai tempi d’i Burbune i Punzise erano cafune: nFrancia se faceva ‘a rivoluzzione e
cca se steva ancora ai tiempi d’ ‘u sapone.
Ate ca uguaglianza, fraternità e libertà, cca se jeva sulo a faticà a nomme d’ ‘u Re e
‘i Domeneddio, e t’aviva luvà ‘a capa certi vulje.
Era ‘na vita ‘i merda, paisà, e nce sta modo d’apparà. Ma, mmiezzo a tanta
ignuranza, ce steveno pure uommene ‘i panza
ca vedeveno ‘i cose storte e vuleveno cagnà ‘a corta. Uno ‘i chiste era ‘u figlio d’’u
capo d’i guardie, propete isso ca teneva grassa ‘a sarda.
Se chiammava Luigi Vernò e sentite che ce capitaie mo ‘U giovane certi cose ‘i
sapeva e apprimm’a tutto ‘a libbertà vuleva..
Zittu zitto predecava mmiezz ‘i surdate parlava, parlava fino a perde ciato . E po’
nu iuorno cu tutt’amici attuorno scennette ‘a copp’ ‘a Torre,
comme nu capo camorra e miezz ‘a piazza decette “pigli’ ‘a bannera d’’u Burbone e
ghiettela, Punzise site libbere ind’a ‘stu paese
e pe’ v’’u dimostrà piantamm ‘u palo d’’a libbertà”. Evviva, iammucenne a
mangià, basta cu ‘i tasse e c’’a puvertà.
Duraie poco ‘sta cuccagna, a verità. ‘U Re Burbone primmo se stette bbuono, pure a
Napule ce steva ‘a rivoluzione.
Ma dopo ca tagliaie ‘a capa a tutt’i giacubine, urdinaie pe’ Luigi Vernò ‘a fine d’’u tacchino.
‘U mescheniello fu agguantato e ammanettato senza ca nesciuno muvette nu dito, e
mmiezzo ‘a piazza, addò aveva fatto ‘u sguarramazzo ,
luvaieno ‘u palo c’aveva piantato e ‘u mpiccaieno comme nu disgraziato.
‘A gente guardav’ ‘a scena e nun deceva niente.
Nce fuie nu PunzesLee che se sentette offeso tutti avasciaieno ‘a capa alluccanno:
Viva ‘u re ‘i Napule.
Fu accussì ca nu francese pe’ libberà ‘u punzese remmanette appiso,
e ‘a gente ‘i Ponza pe’ nun passà pe’ stronza pensaie:
“chi m’ ‘u ffa fa ie dico sì all’autorità”.

(poesia di Francesco De Luca)

La famiglia Vernau, originaria dell’Alsazia, venne in Italia al seguito di Carlo III di Borbone, Luigi figlio dell’Aiutante Maggiore del Comandante Militare di Ponza Francesco, ed egli stesso militare con il grado di Sottotenente di fanteria del reggimento del Re con l’incarico di Guardiamagazzini Straordinario d’Artiglieria nell’isola. Nel 1798, invaso dai principi di libertà e di uguaglianza proclamati dalla Francia ed in seguito dalla Repubblica Napoletana, instaura a Ponza la municipalità e ne assume la presidenza. Un anno dopo, con la caduta della Repubblica ed il ritorno al trono dei Borboni, Luigi Vernau viene giustiziato in piazza Farnese attuale piazza Carlo Pisacane tra l’indifferenza di tutti.

Le migrazioni

Furono Ischitani: Conte, Coppa, D’Atri, Mazzella, Migliaccio, Tagliamonte, nomi che si perpetuano ad oggi, i primi nuovi cittadini di Ponza. A circa un anno di distanza arrivò gente da Torre del Greco, per la pesca dei coralli, e finì per restare sull’isola. Le migrazioni durano per tutto il secolo e le ultime furono quelle del1771, quando vennero avviati sull’isola gli abitanti dei comuni vesuviani che erano stati colpiti dalla terribile eruzione del Vesuvio, 27 famiglie Torresi raggiunsero la zona di Le Forna (erano gli Aprea, i Balzano, i Feola, i Rivieccio, i Romano, i Sandolo, i Vitiello) che fino ad allora era rimasta tagliata fuori dall’insediamento dei nuovi coloni. Per motivi di difesa fu costruito il Forte Papa (oggi in rovina), e divennero pescatori.
Questa divisione di origine e di insediamento ha avuto effetti sociali che si sono protratti fino ad oggi e continueranno purtroppo ancora per molti lunghi anni.
Ferdinando IV si fece anche promotore di un singolare esperimento. Seguendo l’ispirazione filosofica dettata dalle teorie di Jean-Jacques Rousseau secondo il quale l’uomo possiede una grande capacità di redenzione, il 17 ottobre del 1768, trasferì a Ventotene una colonia di forzati, carcerati, donne di facili costumi prelevati dai vicoli di Napoli. L’intento era quello di dimostrare che l’uomo, fuori dall’ambiente e a contatto con la natura, riacquista il proprio “io” e dimentica le nefandezze ridiventando una brava persona. Tre anni dopo i prigionieri vennero reimbarcati a seguito delle immoralità denunciate dal vescovo di Gaeta. Fine dell’esperimento.

Il porto e la Chiesa 1857

Il porto e la Chiesa 1857

Veduta del porto 1857

Veduta del porto 1857

Piazzetta Punta Bianca 1847

Piazzetta Punta Bianca 1847

I Comuni

Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte

Gioacchino Murat

Gioacchino Murat

Con l’avvento di Napoleone Bonaparte si interrompe l’età delle riforme. Ferdinado IV scappò da Napoli rifugiandosi in Sicilia. Il suo trono fu affidato a Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino Murat che regnò fino al 1815. Prima di questa data il Murat assegnò Ponza, ma anche Ventotene al Demanio elevandole a Comuni, 26 febbraio 1810. Di fatto le isole perdevano i privilegi che da 350 anni godevano, cessano anche di far parte del patrimonio dei Borboni. Tre anni dopo, il 26 febbraio del 1813, due fregate inglesi del comandante Napier, con una operazione-blitz colsero di sorpresa la guarnigione francese comandata dal capitano Dumont e si impadronirono dell’Isola.

Lord Bentinck

Lord Bentinck

Immediatamente, Lord Bentinck, comandante delle forze britanniche fortificò Ponza. La torre che domina la rada venne riadattata, lo scoglio di Ravia, che controlla il porto, venne consolidato, altre batterie vennero sistemate nei pressi del Monte Core, a guardare eventuali incursioni da est e da ovest.
La zona – di cui oggi restano ancora muri che ne ricordano gli antichi bastioni – prese poi il nome della nazionalità che l’aveva edificata, e si chiamò, come tutt’ora si chiama, Campo Inglese. I Britannici lasciarono Ponza, restituendola ai Borboni, il 2 luglio 1815, per effetto del trattato di Vienna.

Fortino di Bentick sullo scoglio la Ravia

Fortino di Bentick sullo scoglio la Ravia

La Batteria Leopoldo in un disegno del 1847

La Batteria Leopoldo in un disegno del 1847

L’Ottocento

Con l’ottocento arriva anche la fine dei Borboni d’Italia, dopo aver donato all’Isola il primo collegamento telegrafico tra Ponza, il Circeo e l’Isola d’Ischia (25 ottobre 1857) ed il collegamento postale tra le isole pontine e Napoli, con la regia nave “La Messaggiera” che effettuava servizio quindicinale. L’Arcipelago pontino venne annesso al nuovo Stato unitario il 2 giugno 1861.

Carlo Pisacane

Carlo Pisacane

Ovvero l’età del folle romanticismo di Carlo Pisacane e dei suoi compagni. Alle ore 17 del 22 giugno 1857, Carlo Pisacane, Giovanni Nicotera, Giovanni Falcone e 25 emigranti, dopo essersi impossessati, a Genova, della nave “Cagliari” scesero a Ponza e approfittando della sorpresa immobilizzarono la guarnigione obbligando il comandante e le autorità civili a liberare i prigionieri. L’intento dell’eroe era di riuscire a sollevare i confinati politici e ripartire alla volta del Cilento per fare scoppiare la rivoluzione dei contadini nel Mezzogiorno d’Italia. Ciò che il Pisacane non sapeva era che i confinati che incontrò sull’isola erano solo delinquenti comuni che speravano di cogliere l’occasione per evadere, mentre i prigionieri politici erano confinati e ben custoditi nell’ergastolo di Santo Stefano nell’isola di Ventotene. Carlo Pisacane salpò da Ponza con solo 323 prigionieri e andò incontrò alla disfatta nei pressi di Sapri.

“Me ne andavo al mattino a spigolar, quando ho visto
una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore, e alzava una bandiera tricolore.
All’isola di Ponza s’è fermata, è stata un poco e poi s’è ritornata;
s’è ritornata ed è venuta a terra:
scesero con armi e a noi non fecer guerra.”

(Luigi Mercantini, da La spigolatrice di Sapri, 1857)

Il Novecento

Aragostai

Aragostai in partenza per la Sardegna e la Tunisia

E’ storia d’oggi, ma per Ponza è storia dura, come del resto quella che investì tutto il Sud Italia di cui le isole pontine fanno parte non solo per ragioni strettamente geografiche e non solo per provenienza della popolazione ‘nuova’, quella che le abitò a partire dal 1734. Proprio negli anni in cui iniziava una nuova linea di collegamento fissa, la Ponza-Anzio, inaugurata il 20 giugno 1904 ad opera del piroscafo “Lampo” della SPAN, e quindi le distanze dal continente si riducevano e con esse l’isolamento fisico, iniziava in controtendenza il periodo delle massicce emigrazioni. Il Continente, la Sardegna, ma anche l’America e l’Argentina erano le mete scelte dal popolo isolano. E’ certamente contraddittorio, constatare che proprio in quegli anni la flotta mercantile e peschereccia ponzese, raggiunse una consistenza notevole: 130 navi iscritte nei registri marittimi per un totale di 10 mila tonnellate (1930).


Gli anni della repressione

Con l’istituzione della colonia di confinati, Ponza attraversa uno dei periodi più brutti della sua storia. Tre popolazioni vivevano sull’Isola. Gli isolani, repressi e terrorizzati; i confinati, suddivisi in prigionieri politici e cosiddetti “manciuriani”, delinquenti condannati per reati comuni; gli squadristi, incaricati della sicurezza, prepotenti e facinorosi.

Gerarchi fascisti

Riunione di gerarchi fascisti per festeggiare a Ponza il Natale di Roma (1934)

Caffè Tripoli

Ponza: Il caffè Tripoli negli anni venti

Nel 1930 su pressione della popolazione, la milizia fu soppressa e sostituita con la polizia. Non terminarono le misure restrittive, ai confinati, infatti, era concesso passeggiare solo in alcune strade dell’isola e di notte dovevano rientrare nelle carceri, non potevano frequentare locali, ne parlare con la popolazione.

Nel 1939 i confinati vennero allontanati da Ponza e quelli più pericolosi trasferiti a Ventotene. Nel 1941 venne però istituita una nuova colonia penale, una sorta di campo di concentramento per deportati balcanici e omossessuali che arrivò ad ospitare fino a 700 prigionieri. Ma la storia di Ponza è anche una storia di lutti: è la storia dell’affondamento de “Il corriere di Ponza”, 150 tonnellate, dell’armatore Erasmo Vitiello, affondato il 21 marzo 1918, a 6 miglia a est di Zannone da un sottomarino tedesco; ed è anche la storia dell’affondamento del “Santa Lucia” 452 tonnellate, avvenuto il 24 luglio 1943 a 2 miglia a ovest di Ventotene ad opera di un aereo silurante inglese.

Piroscafo Santa Lucia

Piroscafo Santa Lucia in rada a Ponza

Confinati relegati a Ponza

Confinati relegati a Ponza

Un giorno dopo, il 25 luglio 1943, i confinati ottennero la libertà, seppure a scaglioni. La storia ricorda che, stranamente a quanto stava avvenendo, in quei giorni l’isola di Ponza si apprestava ad accogliere un personaggio illustre “Benito Mussolini”

Pietro Nenni

Pietro Nenni

Mussolini

Mussolini

“Dalla finestra della mia stanza col cannocchiale vedo distintamente Mussolini: è alla finestra in maniche di camicia, e si passa nervosamente il fazzoletto sulla fronte. Scherzi del destino! Trent’anni fa eravamo in carcere insieme, legati da un’amicizia che pareva sfidare il tempo e le tempeste della vista, basata com’era sul disprezzo comune della società borghese e della monarchia. Oggi eccoci entrambi confinati nella stessa isola: io per decisione sua, egli per decisione del re e delle camarille di corte, militari e finanziarie che si sono servite di noi e contro il popolo e che oggi di lui si disfano nella speranza di sopravvivere al crollo del fascismo”.

(tempo di guerra: diari 1946-1956)