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ponzaelasuagente.it
Ultimo aggiornamento: domenica 31/03/2019

Giancos – S.Maria – Conti

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In località Sant’Antonio, ricordate?
Bene, appena imboccate la strada che porta a Chiaia di Luna (Via Padura), sulla destra inizia una lunga scalinata che s’inerpica sulla collina tra vecchie e nuove costruzioni, si chiama “Salita Croce” e ripercorre il tracciato di una via d’epoca romana dove i muri di opus reticolatum ed opus incertum, assorbiti dalle costruzioni settecentesche, ci ricordano i resti di un tempio dedicato a Castore e Polluce. Sulla destra una Cappella votiva costruita verso la metà dell’Ottocento (FotoFoto), qui le donne di allora, in estate, solevano riunirsi per la recita del rosario detto in dialetto, noto come Rosario dei Corallini. Pochi metri oltre, verso sinistra si giunge alla Cisterna della Quagliara, uno dei grandi serbatoi idrici di epoca romana, esistenti a Ponza. Una leggenda narra che vi viveva un pesce enorme e pericolosissimo e che a nulla valsero i numerosi tentativi, perpetrati negli anni, da parte di un pescatore di catturalo. A sfatare questo racconto tradizionale fu un ragazzo, che nel primo dopoguerra vi si calò con una lanzatella (piccola barca) e scoprì che l’enorme pozzo era rivestito di opus reticolatum ed era scavato in profondità nella collina di tufo. La Cisterna fu ovviamente chiusa per tutelare l’incolumità dei passanti. Continuando si arriva al quartiere dei Guarini da dove si ammira un panorama magnifico e attraverso la strada provinciale panoramica, si arriva nel quartiere di Giancos, abbreviazione di Giovanni Cossa, divenuto nel 1410 antipapa col nome di Giovanni XXIII. Ebbe signoria su Ponza e forse in questa località, proprietà terriere e forse anche un palazzo. In questo quartiere fu rinvenuta, durante i lavori di sterro per i nuovi edifici fatti costruire dai Borbone a partire dalla metà del 1700, una statua romana. La statua di Mamozio, non ha mai però trovato pace, intendendo che è stata rimossa più volte dai vari siti. Decapitata da un soldato francese nel 1809, trentacinque anni dopo il Comandante Conte Bartolozzi, provvide a fornirle una nuova testa, scolpita da un artista locale. L’itinerario si snoda attraversando il cuore del quartiere di Giancos posto tra i muri di una diga d’epoca romana che aveva la funzione di regolare l’impluvio dell’intero bacino di Giancos. Scendendo lungo la scalinata a destra sorge una piccola cappella votiva. Costruita nel 1929 per volontà del Sacerdote Luigi Coppa, la dedicò al Sacro Cuore di Gesù. Fino a che visse il sacerdote, qui veniva celebrata una messa. Scendendo verso il mare incontriamo la strada che ci porterà verso Santa Maria non prima però di aver attraversato il Tunnel. Di epoca romana, fu liberato dai detriti alluvionali nel 1855 e servì a creare un rapido e comodo collegamento tra Giancos e Santa Maria. La credenza popolare voleva che proprio in questo quartiere vi fosse la dimora della Maga Circe, da qui la ragione per la quale l’antica via era chiamata strada Circea. Un’altra credenza vuole, invece, che nel tunnel, vi dimorasse una gallina con 12 pulcini che avevano il compito di impedire con una magia l’accesso.
La piccola frazione di Santa Maria è tra le più antiche di Ponza, fondata dai primi coloni borbonici nel 1734. Domina la frazione, la Chiesa di San Giuseppe (FotoFoto). Il tempio fondato il 04 marzo del 1828, fu consacrato nel 1895 e presenta una sola navata e fino a qualche anno fa arredato con numerosi marmi barocchi. Le abitazioni sembra si abbraccino lungo l’antico viottolo che scorre verso il mare. Qui d’inverno vengono tirate a secco le barche dei pescatori. Più avanti la palazzina gialla che domina la spiaggia, ci ricorda che nel 1943, ospitò Benito Mussolini e Ras Immerù. Quest’ultimo, durante la sua prigionia sull’Isola di Ponza, nel 1944, amava passeggiare dalla casa posta in vicinanza della spiaggia di Santa Maria, sino alla cappella di Via Staglio (FotoFoto) e sostarvi in preghiera senza dimenticare di gettare, attraverso le grate, alcune monete. La Cappella fu costruita nell’ anno 1935 e dedicata alla Madonna Addolorata allo scopo di esorcizzare quei luoghi infestati dai munacielli, una sorta di spiritus loci che spaventavano i viandanti. La Cappella Santa Maria è posta a riparo nella fertile pianura, chiamata Pezza, ove un tempo vi era una intensa attività agricola. In questa piana assolata e protetta dai venti freddi del nord, ancora oggi vi sono gli orti più fertili dell’Isola. Lasciando alle nostre spalle la cappella, incrociamo una stradina in salita che ricalca l’originaria strada romana e ci collega con il quartiere detto “Conti”. Parallelamente a questa antica stradina romana c’è la comoda e carrozzabile strada provinciale che lasciando la frazione di Santa Maria prosegue verso la frazione di Le Forna, non prima di aver effettuato una piccola sosta alla Grotta del Serpente… un tempo c’era un gran serpente che viveva all’interno di questa grotta ed era eternamente sveglio a guardia di un tesoro preziosissimo.
Non è vero, però… forse c’era un grande cane nero che seguiva silenziosamente chiunque si avventurasse negli ampi e oscuri ambienti, e a nulla valevano i tentativi di accendere fuochi per riscaldarsi o lanterne per fare un po’ di luce… Il maligno soffiandoci su li spegneva!
La grotta è una grande cisterna idrica di epoca romana e presenta l’imboccatura centrale a circa due metri sotto il livello della strada. Dopo circa un chilometro, in località tre venti, svoltando a destra per il poliambulatorio, dopo circa cinquanta metri dalla strada provinciale e svoltando a sinistra inizia un altro viottolo che porta a…

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