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ponzaelasuagente.it
Ultimo aggiornamento: sabato 07/10/2017

Il Porto – la Parata

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“A Ponza il tempo scorre veloce, almeno così si direbbe giudicando dalla maniera in cui si comporta l’orologio del paese. Nei cinque minuti durante i quali restammo ad osservarlo, incantati dai movimenti, le lancette passarono da mezzogiorno alle sette di sera”

Isole d’Estate Norman Douglas 1908

Il Porto e la Parata
Quasi cent’anni dopo il tempo sembra scorrere ancora più rapidamente.
L’itinerario inizia proprio da sotto l’orologio ovvero Piazza Carlo Pisacane, centro politico d’inverno e mondano d’estate. Si distinguono le nove arcate del Palazzo Comunale e di fronte un monumento ai caduti posto tra alcuni lecci. Il Monumento, fu eretto nel 1920, è costituito da un cippo alto circa tre metri, sulla cui cima è posta una bianca fiamma marmorea. Fu posto in memoria dei soldati ponzesi caduti nella Prima Guerra mondiale i cui nomi sono riportati assieme a quelli dei civili periti nel naufragio del Corriere di Ponza. Nella notte del 21 marzo del 1918 la goletta Corriere di Ponza fu colpita da un sommergibile austriaco al largo di Zannone. A causa della limitata capienza della scialuppa di salvataggio, il comandante fu costretto ad effettuare un primo sbarco, ma tornato sul luogo del disastro, non trovò altro che morte. Il sottomarino nemico non aspettò l’evacuazione completa e silurò di nuovo provocando la morte di 35 civili. Il Monumento ai Caduti poggia su di un basamento ornato da tre bassorilievi che rievocano episodi della Grande Guerra. Il primo rappresenta un assalto della Cavalleria. Il secondo la conquista di Trento e Trieste e Il terzo rappresenta la Vittoria che consegna l’Italia ai Savoia.

Il Museo
In Via Roma, sono presenti ampi locali, detti dell’acquedotto, ove è presente il Museo Comunale, ovvero la memoria storica ed archeologica dell’isola.
Attualmente però alcuni locali sono stati “prestati” all’ Azienda Sanitaria Locale e adibiti ad ambulatori, in attesa che vengano ultimati i lavori di recupero del poliambulatorio sito in località tre venti. All’interno è possibile trovare parte del carico della Oneraria romana di Lucia Rosa e una sala allestita in ricordo del Santa Lucia, piroscafo che fu affondato il 24 luglio 1943 al largo di Ventotene da un aerosilurante inglese. 35 passeggeri persero la vita: tra loro, tre coppie di sposini (FotoFotoFoto Foto Foto Foto). L’edificio, nel quale sono ordinate alcune testimonianze, venne eretto dai Borbone verso la metà del Settecento e utilizzato come carcere dove erano imprigionati gli oppositori politici. La destinazione d’uso di questi locali è continuata fino al periodo fascista, quando ad essere rinchiusi nei locali umidi e malsani, erano gli oppositori ed anarchici.

La Chiesa della SS: Trinità e dei Santi Silverio e Domitilla
Consacrata il 26 maggio 1738, la parrocchia esonerò i coloni dal doversi recare a Terracina per i battesimi e i matrimoni. Fu realizzato nella seconda metà del XVIII secolo su progetto del Maggiore del Genio Antonio Winspeare che lo ideò a pianta centrale con copertura a cupola e con annesso convento a pianta longitudinale. Nel 1940 il parroco di allora Monsignor Luigi Dies lo fece ampliare, riducendo la scalinata dell’ingresso e chiudendo il pronao, trasformandolo così in pianta longitudinale. In origine l’edificio sorgeva circa cinquanta metri più in alto, rispetto a quello attuale (FotoFotoFoto).

L’interno
Di ispirazione Michelangiolesca in riferimento ai capolavori presenti nella Cappella Sistina, gli affreschi presenti sulle pareti e sulla cupola, (FotoFotoFoto Foto) rappresentano episodi della vita dei santi che colsero nell’Isola la palma del martirio e sono stati realizzati dal pittore di origine Gaetana, Pasquale Mancini, verso gli anni quaranta. Nelle teche laterali sono rappresentati: da sinistra, dopo il Fonte Battesimale, Sant’Antonio da Padova, i Santi Cosma e Damiano, Santa Lucia, Santa Rita da Cascia, la Madonna Addolorata, San Francesco e l’Immacolata Concezione. Superato l’altare principale, si trova un mosaico del 1969 raffigurante il Cristo, verso destra si incontrano le figure del Cuore di Gesù, San Montano e Santa Domitilla, San Silverio, Santa Teresa del Bambin Gesù, Sant’Agnese, la Madonna di Pompei, San Ciro e il Cristo Crocifisso. Sulla parete sopra l’ingresso è posta una tela che raffigura la Santissima Trinità e la base della cupola è ornata con tele di forma circolare con i ritratti dei Papi che si sono interessati all’Isola. La Pala centrale raffigura il motoveliero San Salvatore affondato durante l’ultimo conflitto al largo della Maddalena, l’equipaggio riuscì però a salvarsi a bordo di una scialuppa remando per molte miglia.
Poste sotto lo spiazzo antistante la Chiesa si trovano le Carceri di Santa Domitilla. Secondo la tradizione, in quelle grotte visse e morì di stenti, attorno al I secolo, la Santa nipote di Tito e Domiziano.

La Croce di Cristo
Lasciando la Chiesa dei Santissimi Silverio e Domitilla e proseguendo verso su, arriviamo ad un bivio. Subito a destra si nota una nicchia votiva offerta alla Croce di Cristo, tempo addietro, circa settanta anni fa, vi si trovava una fontana rimossa per ospitare una garitta militare, che le guardie fasciste utilizzavano per controllare i confinati politici.

Via Parata
Continuando la nostra passeggiata, imbocchiamo via Parata. Oggi, via Vincenzo De Luca, sindaco di Ponza dal 1868 al 1898. Il vecchio nome, che persiste nell’uso, lo si deve all’abitudine degli isolani di sistemare sopra i terrazzamenti che dominano la baia, ampie reti da pesca, “apparate” , cioè predisposte per la cattura delle quaglie (FotoFoto).

Il Cisternone
Subito a sinistra si scorge un alto fabbricato, sotto il quale si sviluppa il Cisternone della Parata. Uno dei trenta serbatoi idrici dell’Isola. Sicuramente il più ampio con una cubatura di circa quattro milioni di litri. Scavato nella roccia tufacea nel periodo romano, era utilizzato per le necessità del vicino approdo e delle numerose ville che ricoprivano le colline adiacenti. (La visita al monumento è possibile previa autorizzazione).

Il Terrazzo Pensile
Salendo la scala che si incunea tra un alto muro di cinta e un gruppo di antiche case restaurate a villette, si arriva sul belvedere . La Rada e la costa a mezzaluna dell’Isola, a sinistra; le balze tormentate dei faraglioni della Madonna e della Parata, a destra. Poco più giù, spiccano i profili della Chiesa, della Torre dei Borbone e del Belvedere.

Le cave
Ad un tratto, il percorso discende e tra canneti e fichi d’India si arriva alle cave abbandonate. Le pareti gialle e grigie di tufo, testimoniano l’ingegno costruttivo ed estrattivo di un’epoca nella quale gli isolani sapevano servirsi dei pregi di quel materiale. Agli inizi degli anni settanta, questo materiale che rendeva le abitazione fresche d’estate e calde d’inverno, fu sostituito dai blocchi squadrati provenienti da Procida.

Gli scogli della Parata
Non è difficile scorgere, poco oltre le cave, gli scogli della parata (FotoFoto). Proprio in questo tratto di mare, molte navi di tutte le epoche hanno lasciato tracce del loro passaggio. Sono state rinvenute infatti, anfore ed ancore sia di epoca romana che di periodi più antichi.

Mura ciclopiche
A questo punto, bisogna ritornare indietro su via Roma. Ricordate il bivio, ora si va verso sinistra. A metà della scarpata che si innalza tra le Grotte di Pilato e la Torre dei Borbone, è possibile osservare parti d mura ciclopiche di epoca volsca a testimonianza della presenza sull’Isola dell’arcaica popolazione italica poco prima a destra il giardino botanico del dottor Vitiello. Sulla punta del promontorio sorge il cimitero che fu solennemente inaugurato nel 1892 dal sindaco Vincenzo De Luca. Sviluppato attorno alla preesistente chiesetta del Purgatorio (1794). A destra il faro.

La Villa Augustea
Poco al di sotto del cimitero, sorgeva nel I secolo, una villa imperiale dotata di un grande anfiteatro e di ampie piscine. E’ presente un’ampia scalèa che collegava la villa al sottostante impianto per l’allevamento delle murene, cibo prediletto dagli imperatori. Oggi conosciute con il nome di “Grotte di Pilato”. (FotoFotoFotoFotoFoto)

Torre dei Borbone
E’ la torre che domina la rada di Ponza. Fu costruita a cominciare dal 1556 sui ruderi di una precedente costruzione di epoca romana. Papa Sisto V, ne decretò il recupero per dotare l’Isola di un’opera militare che meglio la tutelasse dagli attacchi dei pirati. Solo grazie ai Borbone, la torre assunse l’attuale configurazione. Il Maggiore del genio Antonio Winspeare, lo stesso al quale era stato affidato il progetto del porto, la portò a quattro piani, all’interno trovarono posto due alloggi per i generali, tre per gli ufficiali superiori, 24 per gli ufficiali subalterni, oltre a quelli per la truppa. Un ospedale e celle adibite a carcere. Oggi, la torre è un albergo. (Foto)

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