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ponzaelasuagente.it
Ultimo aggiornamento: domenica 31/03/2019

Il Monachesimo

“Ora sappiamo che nell’isola chiamata Eumorfiana [Zannone secondo alcuni autori] si sono rifugiati a causa dell’incalzare della ferocia barbarica, molti uomini con le loro donne, il che ci è sembrato inopportuno: mentre vi sono vicini altri luoghi di rifugio, perché qui le donne devono abitare con i monaci? Pertanto col presente ordine comandiamo alla tua esperienza di non permettere che ivi abiti o permanga ulteriormente alcuna donna sia di diritto ecclesiastico sia di qualsiasi altro, bensì esse si procurino un rifugio dove vogliono, dato che vi sono in prossimità tanti luoghi. Siccome poi nelle Isole la vita in comune dei monaci è dura, proibiamo che negli stessi monasteri vengano ammessi ragazzi inferiori ai diciotto anni. Che se adesso ve ne fossero la tua esperienza li allontani e li mandi nella romana Urbe. Vogliamo che questo tu osservi in tutto e per tutto in Palmaria e nelle altre isole”.

Gregorio Magno

La lettera risale al 591 d.C. è indirizzata al suddiacono Antemio, responsabile della disciplina ecclesiastica per la Campania e conferma inequivocabilmente che i monaci dell’arcipelago non sono più pochi eremiti, ma sono diventati una comunità riconosciuta dalla Chiesa. Da essa veniamo a conoscenza che in un’isola di nome “Eumorfiana”, nella quale si trova un oratorio dedicato a San Pietro, avevano trovato rifugio per sfuggire alla ferocia dei barbari (non più Goti, bensì Longobardi), molti uomini con le loro mogli, e poiché nell’isola vi risiedevano molti monaci, si giudicava gravemente inopportuna la vicinanza tra questi ultimi e le donne; ma apprendiamo anche che il latore della lettera di Papa Gregorio Magno è un abate Felice, al quale Antemio dovrà con sollecitudine far avere millecinquecento libbre di piombo che si trovano già nell’isola. Inoltre si evince che il Papa è contrario a che vengano accettati fra i monaci giovani di età inferiore ai diciotto anni, perché la vita monastica è per loro un’esperienza troppo dura. Queste direttive dovranno essere applicate anche sull’isola di Palmaria.

Credo opportuno, a questo punto, aprire una breve parentesi, per presentare un problema, fin qui ancora non chiarito, riguardo ai nomi delle isole.

Ponza compare con il nome di Eumorfiana solo nella lettera di Papa Gregorio Magno. Nel corso dei secoli quest’isola è stata chiamata anche Eea (VIII – IX sec a.C.) da Omero. Pontìa dai Greci. Eus dai Fenici. Circide (I sec. a.C. – I sec. d.C.) da Virgilio e Strabone. Enotria (I sec. a.C. – II sec. d.C.) da Apollonio e Pausania. Bun-sah (XII sec.) dagli arabi. Ponza dal 1296.

Zannone ha subito poche variazioni [Sennone, Sunnone (epoca medioevale), Sinonia (epoca romana), Santa Maria (1685)].

Palmarola viene più spesso identificata con Palmaria, anche se talvolta, alcuni scrittori chiamano Palmaria anche Ponza perché, in quest’isola molti cristiani avrebbero colto la palma del martirio.

Gavi si è talora chiamata S. Martino.