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ponzaelasuagente.it
Ultimo aggiornamento: sabato 07/10/2017

I Saraceni

Nello sperare di aver portato chiarezza, lasciandoci alle spalle il sesto secolo con la “ congregatio monachorum ” verosimilmente benedettina… Arriviamo così al settembre dell’anno 812, allorquando Papa Leone III scrive a Carlo Magno, per informarlo delle devastazioni compiute dagli Arabi nelle isole, nella loro rapida marcia verso occidente: Lampedusa, Ischia, Ponza, e non una sola volta, subiscono razzie e saccheggi. In una di queste scorribande, i Saraceni a bordo di circa quaranta navi assaltarono l’abitato di Ponza catturando tutti monaci del convento benedettino di Santa Maria insieme a molti abitanti, uccisero, distrussero, depredarono, presero schiavi. Questo“periodo buio” durò fino all’anno 915.I prìncipi del Garigliano, vessati dai condizionamenti che subivano dai Saraceni, (questi, avevano creato una cittadella posta tra Formia, Minturno ed il Garigliano e ne controllavano il territorio attraverso pedaggi, scorrerie terrestri e navali, imposizioni alla comunità e alle chiese), si unirono al Pontefice Giovanni X e ai duchi di Benevento, Salerno, Gaeta, Capua, Camerino, Spoleto e Napoli, e decisero di farla finita. Ponza insieme a Ventotene ed il resto del Lazio, furono naturalmente liete di riacquistare libertà e tranquillità. Questo stato di beatitudine durò fino alla metà del XV secolo.

Situazione geografica Italiana nel 1435

Situazione geografica Italiana nel 1435

Pontia, Palmarola, Vintitene
Insulis in mare Tirreno positis… Piratae et predones maritimi et etiam mauri
alique infideles plurimum latitare et se in pisas
reducere et Christi fidelibus inibi navigantibus plurima damna
inferre consueverunt…

In questa bolla di Sisto IV risalente all’anno 1477, si intuisce che navigatori d’ogni sorta e predatori d’ogni razza iniziarono ad infestare il mar Tirreno, tanto da indurre tutti gli Stati rivieraschi a creare un sistema di avvistamento delle micidiali feluche turche. Nacquero così le torri costiere che parzialmente sopravvivono ancora oggi (alcune) lungo tutte le coste laziali. La torre Astura di Nettuno, torre Olevola del Circeo, torre Cetarola, torre Scissura e torre d’Orlando ricavata dal mausoleo di Gaeta di Lucio Munazio Planco.

Torre di Mola e torre di Gianola a Formia, torre di Monte d’Oro e torre di Monte d’Argento a Scauri.
Anche qui si tentò di opporre resistenza ai pirati partendo da una riorganizzazione delle isole e concedendo i loro terreni in enfiteusi. Questa sorta di diritto reale mediante il quale a coloro che si trasferivano sull’isola ereditavano terreni e privilegi in cambio di valido aiuto e di sessanta ducati d’oro, piacque tanto a tre cavalieri napoletani: Antonio Petrucci, Aniello Ariamone e Alberigo Carafa ma non servì a frenare l’attacco di due autentici castighi di Dio:
Khayr-ad-Dìn, detto Barbarossa, e Dragut.

Khayr-ad-Dìn

Khayr-ad-Dìn

Khayr-ad-Dìn venuto dalle nostre parti l’8 agosto 1534 per rapire la bellissima Giulia Gonzaga che aveva promesso al Bey di Tunisi, non riuscendovi, in quanto la bella organizzatrice di cenacoli umanistici, informata del fatto si calò di notte, completamente nuda, con una corda dalla finestra del suo palazzo, Khayr-ad-Dìn morto di vergogna fece pagare a caro prezzo l’offesa seminando morte distruzione da Fondi fino alla foce del Tevere.

Dragut

Dragut

Il 15 luglio 1552, Dragut, comandante di flotte d’assalto e pirata africano, fece scalo a Ponza. In risposta ai saccheggi perpetrati dai cristiani nella sua terra, egli fece altrettanto depredando Ponza di legnami, acqua, animali e altro ben di Dio. Sei giorni dopo molla gli ormeggi e si dirige verso Minturno (LT) facendo stragi e schiavi, non paco si dirige verso Castellonorato nei pressi di Formia (LT) continuando la sua opera di distruzione.

Infine riprende il mare, carico di prede umane e di un cospicuo bottino. Ma durante la navigazione, i prigionieri minturnesi, stivati sulle navi di Dragut, invocano la Vergine delle Grazie. La leggenda dice che si scatenò una violenta tempesta che obbligò il pirata a disfarsi dei prigionieri per poter garantirsi il galleggiamento. Costoro tornarono a riva sani e salvi.

Tra gli episodi storici e mitologici narrati fin qui, ricordiamo che nel 1757 dodici galere di Ponza, Napoli, Roma e Malta, sorpresero alcune galeotte pirate alla fonda nelle acque di Palmarola e le distrussero, certo, fu un episodio isolato !
Spesso però succedeva che i pirati rapissero gli abitanti di Ponza, come nel 1805, quando otto cittadini dell’isola furono catturati e portasti ad Algeri. Questa situazione di massima insicurezza costrinse gli isolani a trasformare le loro barche in navi veloci da guerra. Nacquero, così, anche corsari ponzesi, in senso buono, e due di essi, Antonio Albano e Tommaso Tanga, divennero formidabili e temuti anti-pirati. Sfortunatamente però, ciò non bastava ad evitare un lento, inesorabile e inarrestabile allontanamento dall’isola. A nulla valse la bolla di Sisto IV che accordava una serie di privilegi ai ponzesi affinché rimanessero sull’isola. L’enfiteusi non produsse i risultati sperati, i tentativi di favorire l’immigrazione di alcune famiglie di contadini campani fu assai limitata e la torre fatta costruire a protezione dell’isola non limitò le scorrerie dei pirati.

Ponza – Panorama 1848

Ponza – Panorama 1848